Protezione cardiovascolare

Gli ingredienti indicati per "Protezione cardiovascolare" sono:
Erba medica (o alfa alfa)

L'erba medica è una Leguminosa Erbacea Perenne che grazie alle profonde radici è in grado di assorbire dal terreno una maggior quantità di minerali rispetto alle altre piante.

Per questo motivo è ricca di vitamine e minerali, come: vitamina A, vitamina B1, vitamina B6, vitamina C, vitamina E, vitamina K, niacina, biotina, acido folico, calcio, potassio, fosforo, magnesio e zinco.

Grazie al suo alto valore nutritivo, l'erba medica contribuisce nel prevenire l'affaticamento associato a carenza di vitamine e minerali. L'elevato contenuto di ferro e di vitamina E la rendono, inoltre, un valido aiuto per chi soffre di anemia.

L'erba medica è caratterizzata da proprietà antiemorragiche, antiossidanti, antinfiammatorie e antidiabetiche1; migliora il metabolismo osseo, esercita un'azione detossificante e, diminuendo l'assorbimento intestinale di colesterolo, svolge un ruolo di prevenzione dalle malattie cardiovascolari. Infine, in recenti studi ha anche mostrato proprietà neuroprotettive1.

 

(1). Bora KS et al. Evaluation of Anoxidant and Cerebroprotective Effect of Medicago sativa Linn. Against Ischemia and Reperfusion Insult. eCAM Advance Access published on March 10, 2010: 1-9. doi: 10.1093/ecam/neq019

L-carnosina

La carnosina è una molecola composta di due aminoacidi (e per questo è detta dipeptide), la β-alanina

e L-istidina. Il suo interesse nel campo degli integratori deriva dal fatto che si trova in buona quantità nel tessuto muscolare, dove regola alcuni processi metabolici di produzione dell'energia1. Le fibre muscolari bianche generalmente contengono più carnosina rispetto a quelle rosse e si può stimare una concentrazione media di carnosina nei muscoli di 300 mg per ogni etto di tessuto. I livelli di carnosina decadono con il passare degli anni, con una perdita del 63% passando dai 10 ai 70 anni.

 

I primi studi scientifici sulla carnosina hanno dimostrato che possiede importanti proprietà antiossidanti. Operando in stretta sinergia con altri micronutrienti (betacarotene e vitamine E e C), migliora la funzionalità della membrana cellulare, rendendola meno sensibile all'attacco dei radicali liberi, che altrimenti nel tempo produrrebbero un effetto degenerativo sulla membrana stessa.

 

La carnosina è anche un potente anti-AGEs, anti-Advance Glycation End products: è stata dimostrata la sua capacità di impedire la glicazione non enzimatica delle proteine (formazione degli AGEs, prodotti finali di glicazione), proteggendole da tale modificazione e prevenendo i danni che ne conseguirebbero2. Tale proprietà si è dimostrata utile in pazienti diabetici e nel prevenire l'insorgenza o la progressione di nefropatia2.

 

Un'altra proprietà dimostrata della carnosina è quella di controllare i livelli di calcio nelle cellule del miocardio, migliorando quindi la funzionalità cardiaca.

Recentemente, si stanno studiando gli effetti di questa sostanza sui malati di Alzheimer3 dove sembrerebbe avere un effetto inibitore sulla formazione delle placche senili, proteggendo così le cellule celebrali4.

 

In campo sportivo, gli aspetti più interessanti della carnosina sono essenzialmente due: la capacità di "tamponare" l'acido lattico prodotto sotto sforzo muscolare; la stimolazione della sintesi di ATP5 (attraverso la fosforilazione ossidativa), attivando un enzima che aumenta la velocità di produzione dell'energia e la funzionalità delle miofibrille (che sono la parte contrattile delle fibre muscolari).

 

Per tutti questi motivi, la carnosina suscita interesse come antiossidante (e contro l'invecchiamento in generale)6 e come coadiuvante della funzionalità contrattile dei muscoli. Grazie al suo effetto tampone, la carnosina consentirebbe prestazioni sub-massimali più lunghe e un recupero più veloce dopo la prestazione. Alcuni studi hanno infatti osservato una migliore capacità di recupero muscolare dopo l'integrazione con carnosina. 

 

 

(1). Artioli GG et al. Role of beta-Alanine Supplementation on Muscle Carnosine and Exercise Performance. Med Sci Sports Exerc. 2010 Jun; 42(6): 1162-73.

 

(2). Freedman BI et al. A leucine repeat in the carnosinase gene CNDP1 is associated with diabetic end-stage renal disease in European Americans. Nephrol Dial Transplant 2007; 22: 1131-1135.

 

(3). Hipkiss AR. Carnosine, diabetes and Alzheimer's disease. Expert Rev Neurother. 2009 May; 9(5): 583-5.

 

(4). Balion CM et al. Brain type carnosinase in dementia: a pilot study. BMC Neurol. 2007 Nov 5; 7: 38.

 

(5). Boldyrev AA et al. Carnosine as a natural antioxidant and geroprotector: from molecular mechanisms to clinical trials. Rejuvenation Res. 2010 Apr-Jun; 13(2-3): 156-8.

 

(6). Begum G et al. Physiological role of carnosine in contracting muscle. Int J Sport Nutr Exerc Metab. 2005 Oct; 15(5): 493-514.

Magnesio

Il magnesio è un elemento essenziale che interviene in oltre 300 processi metabolici1.

Nell'organismo umano il 99% si concentra all'interno delle cellule e solo l'1% si trova nel sangue1,2. La maggiore quantità di questo elemento è localizzata neIle ossa, che contengono circa la metà del magnesio totale presente in tutto l'organismo. La restante parte si trova all'interno dei muscoli striati e nei tessuti molli (sistema nervoso, fegato, cuore e reni)2.

 

Il magnesio è essenziale per la salute dell'organismo: partecipa ai processi di mineralizzazione e di sviluppo dell'apparato scheletrico insieme a calcio, potassio e sodio e regola l'eccitabilità della cellula nervosa e della fibra muscolare.

Questo minerale è importante anche per una buona funzionalità cardiovascolare: partecipa alla regolazione del battito cardiaco, della pressione sanguigna1, dell'equilibrio elettrolitico e alla prevenzione delle perdite di potassio; inoltre favorisce la vasodilatazione dimostrando un effetto antitrombotico e antiaggregante piastrinico.

 

Non sempre è semplice diagnosticare una carenza di magnesio perché questo minerale è principalmente presente all'interno delle cellule, quindi anche se la misurazione del magnesio serico (unica misurazione effettuabile normalmente) risulta nella norma, il paziente potrebbe soffrire di una carenza di magnesio intracellulare.

Per questo motivo è necessario analizzare con attenzione la sintomatologia, per capire se l'organismo soffre di carenza di magnesio.

La sintomatologia collegata ad una carenza di questo minerale è evidenziata da: astenia, affaticamento, irritabilità, nervosismo, ansia e, in caso di intensa attività fisica, debolezza muscolare e crampi5.

La principale causa di carenza di magnesio è un'alimentazione non corretta associata ad uno stile di vita frenetico e ricco di stress. Lo stress e l'intensa attività fisica, infatti, contribuiscono a consumare le scorte di magnesio del nostro organismo.

Il fabbisogno di questo minerale aumenta fisiologicamente in alcune condizioni, come accade per gli anziani e le donne in gravidanza che ne hanno un aumentato fabbisogno giornaliero e spesso necessitano di un'integrazione supplementare.

 

(1). Fawcett W.J. et al. Magnesium: physiology and pharmacology. British Journal of Anaesthesia 1999; 83(2): 302-320.

 

(2). Sandrini G, Nappi G. Il magnesio nella fisiologia e nella clinica. Selecta Neurologica Monografie, EMI 1987

Olio algale

L'olio algale (estratto dalle microalghe) contiene un'alta concentrazione di acido docosaesaenoico (DHA) rispetto all'acido ecosapentaenoico (EPA), al contrario dell'olio di pesce che ha invece una maggiore titolazione in EPA rispetto a DHA.

È risaputo che l'acido docosaesaenoico possedere maggiori proprietà terapeutiche rispetto all'EPA.

 

Funzione  DHA vs EPA

Riduzione dell'ipertrigliceridemia

DHA > EPA


Aumento HDL

solo DHA


Riduzione LDL

DHA = EPA


Miglioramento profilo lipoproteico

DHA = EPA


Riduzione moderata della pressione arteriosa             

DHA > EPA

Riduzione della resistenza all'insulina

DHA = EPA


Riduzione della secrezione insulinica

DHA = EPA


Riduzione dell'infiammazione

DHA = EPA


 

Il DHA è un componente essenziale del cervello e delle guaine di rivestimento e protezione del sistema nervoso; svolge quindi un ruolo importante nella prevenzione dell'invecchiamento neurologico e nella protezione dai processi neurodegenerativi, aiutando a mantenere l'efficienza cerebrale. Alcuni studi hanno infatti dimostrato l'efficacia di una supplementazione di DHA nella prevenzione dell'Alzheimer1.

 

Le parti del nostro organismo che sono costituite dalla più alta percentuale di DHA (circa il 60%) sono le membrane fotorecettoriali della retina. Con l'avanzare dell'età, si assiste ad una perdita progressiva dei fotorecettori, a causa di processi ossidativi degenerativi che ne intaccano la frazione lipidica costituita principalmente dal DHA. L'integrazione di DHA svolge quindi un'importante azione preventiva sia sulla degenerazione maculare legata all'età, sia su patologie oculari quali la retinite pigmentosa.

 

Il DHA svolge inoltre un ruolo fondamentale per lo sviluppo cerebrale nel neonato e nel bambino. Studi clinici hanno dimostrato che l'assunzione di DHA durante la gravidanza può prolungare la gestazione, aumentare il peso alla nascita e ridurre le possibilità di nascite premature. L'integrazione di DHA nelle mamme che allattano può migliorare, oltre allo sviluppo cerebrale del neonato2, anche lo sviluppo immunologico.

 

L'acido docosaesaenoico è anche un componente importante delle membrane vascolari e cardiache e la sua carenza può compromettere la funzionalità del muscolo cardiaco stesso.

La ricerca ha dimostrato una serie di benefici associati all'integrazione di DHA: riduzione dei trigliceridi, riduzione dell'aggregazione piastrinica e della viscosità sanguigna, inibizione dello sviluppo di placche aterosclerotiche, moderato abbassamento della pressione sanguigna, riduzione di fibrillazione ventricolare e di aritmie.

Alcuni studi clinici sostengono la superiore efficacia di oli derivati dalle microalghe3 rispetto agli oli estratti dai pesci, in particolare per quanto riguarda la cardioprotezione.

 

L'olio algale è ben tollerato e non presenta problemi di rigurgito (frequenti per l'olio di pesce), tanto che è possibile utilizzarlo al naturale.

 

(1). Yurko-Mauro K et al. Beneficial effects of docosahexaenoic acid on cognition in age-related cognitive decline. Alzheimers Dement. 2010 Apr 29 - in press.

 

(2). Gibson RA et al. Effect of increasing breast milk docosahexaenoic acid on plasma and erythrocyte phospholipid fatty acids and neural indices of exclusively breast fed infants. Eur J Clin Nutr. 1997 Sep; 51(9): 578-84.

 

(3). Holub BJ. Docosahexaenoic acid (DHA) and cardiovascular disease risk factors. Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2009 Aug-Sep; 81(2-3): 199-204.

Potassio

Nell'organismo il potassio esiste sotto forma di ione positivo K+ (catione) ed è lo ione inorganico più abbondante all'interno delle cellule, dove viene trasportato mediante meccanismi che richiedono un apporto di energia.

 

La concentrazione di ioni K+ nel sangue è regolata in modo da avere fluttuazioni minime, dato che concentrazioni troppo alte (iperkalemia) o troppo basse (ipokalemia) possono avere ripercussioni gravi soprattutto sul cuore e sui nervi1.

 

Il ruolo del potassio, insieme al sodio, è quello di mantenere l'equilibrio idrico all'interno delle cellule e conservare una giusta alcalinicità dei fluidi corporei. Inoltre regola il passaggio delle sostanze nutritive alle cellule, la trasmissione degli impulsi elettrochimici e quindi la conduzione nervosa, la contrazione muscolare, il battito cardiaco e la pressione arteriosa2,3,4.

 

Il potassio si trova in numerosi alimenti come: fagioli, piselli secchi, asparagi, patate, albicocche, banane, cavolfiori, spinaci e pompelmi. Il suo assorbimento avviene passivamente nel duodeno e viene eliminato principalmente mediante le urine.

Attraverso i reni possono essere eliminate grandi quantità di potassio senza rischiare l'intossicazione ed i casi di eccessi di potassio sono principalmente dovuti ad insufficienza renale, disidratazione o insufficiente secrezione surrenalica.

Al contrario, in caso di dieta non equilibrata, e quindi di un carente apporto di potassio, si può andare incontro a ipokalemia, in quanto l'organismo elimina ogni giorno una quantità di potassio pressoché costante.

 

Generalmente, se si segue una dieta equilibrata, è difficile che si possa verificare un deficit di potassio. I casi di carenza di potassio sono collegati a situazioni particolari come: perdite eccessive per via gastroenterica (vomito prolungato, diarrea cronica, abuso di lassativi) o urinaria (uso di diuretici, alcuni tipi di nefropatia cronica e disturbi metabolici, come l'acidosi diabetica).

Il deficit di potassio causa un'alterazione dei fenomeni elettrofisiologici delle membrane cellulari e di conseguenza stanchezza muscolare, nausea, disattenzione, apprensione, sonnolenza, alterazioni comportamentali e aritmia cardiaca.

 

Anche gli sportivi, in seguito a intensa e prolungata attività fisica, possono andare incontro a ipokalemia dovuta ad eccessiva sudorazione.

 

L'assunzione di alcuni farmaci, quali ad esempio diuretici, cortisone, l'uso prolungato di aspirina e lassativi, può causare deplezione di potassio5

 

Un basso livello di potassio può essere determinato con l'esame del sangue e trattato con l'assunzione di integratori.

 

(1). Ascherio A et al. Intake of potassium, magnesium, calcium, and fiber and risk of stroke among U.S. men. Circ. 1998; 98: 1198-1204.


(2). Brancati FL et al. Effect of potassium supplementation on blood pressure in African Americans on a low-potassium diet. Arch Intern Med. 1996; 156: 61-72. 

 

(3). Cappuccio EP, MacGregor GA. Does potassium supplementation lower blood pressure? A meta-analysis of published trials. J Hypertens. 1991; 9: 465-473.

 

(4). Dickinson HO et al. Potassium supplementation for the management of primary hypertension in adults. Cochrane Database Syst Rev. 2006 Jul 19;3:CD004641.


(5). Howes LG. Which drugs affect potassium? Drug Saf. 1995; 12(4): 240-244.
Riso rosso fermentato

Il riso rosso fermentato è ottenuto dalla fermentazione del riso per opera di un particolare lievito, chiamato Monascus purpureus o lievito rosso.

 

Questo riso, che rappresenta una componente tradizionale della fitoterapia cinese, è molto conosciuto anche in Occidente per le sue preziose proprietà ipolipidemizzanti.

 

Durante il processo di fermentazione, il Monascus purpureus si arricchisce di un gruppo di sostanze, le monacoline, cui è stata scientificamente attribuita una spiccata attività ipocolesterolemizzante1,2.

 

In particolare, la monacolina K del riso rosso è in grado di inibire un enzima chiave nella biosintesi del colesterolo, da cui ne dipendono i livelli plasmatici. Quindi l'integrazione con riso rosso fermentato aiuta a normalizzare i livelli di colesterolemia totale, colesterolo LDL e trigliceridi1,2.

 

Il riso rosso fermentato concorre alla riduzione del rischio cardiovascolare grazie all'azione anti-aterosclerotica e di altro tipo (effetto antinfiammatorio, vasodilatante e riduttivo sui livelli di lipoproteina A).

 

La fermentazione controllata in laboratorio, inoltre, permette la selezione di ceppi ricchi di monacolina K e di altre sostanze dotate di particolari azioni farmacologiche.

 


(1). Becker DJ et al. Red yeast rice for dyslipidemia in statin-intolerant patients: a randomized trial. Ann. Intern. Med. 2009 Jun 16; 150(12): 830-9.

 

(2). Nieske Zabriskie, ND; Balancing the HDL/ LDL Cholesterol Ratio For Cardiovascular Health Center for Disease Control and Prevention. Division for Heart Disease and Stroke Prevention Cholesterol Fact Sheet.  Available at: http://www.cdc.gov/DHDSP/library/fs_cholesterol.htm. Accessed on 12-10-07.

The verde

Le foglie di the verde sono utilizzate da almeno 4000 anni e sono da sempre conosciute come portatrici di salute.

 

Il the verde riduce l'assorbimento del colesterolo e inoltre esercita un'importante attività antiossidante e protettiva a livello del sistema cardiocircolatorio1; questo preparato deve le sue preziose proprietà antiossidanti alle catechine (EGCG) dei polifenoli, che rappresentano circa il 20-40% del peso secco.

 

Le catechine agiscono bloccando i radicali liberi1, che possono danneggiare le proteine e il DNA, e ostacolando la formazione delle placche di colesterolo.

 

La ricerca mostra che le catechine possiedono anche proprietà epatoprotettive, immunostimolanti e hanno effetti positivi sulla circolazione sanguigna e sulla pressione arteriosa1.

 

(1). Chacko SM et al. Beneficial effects of green tea: A literature review. Chin Med. 2010 Apr 6; 5: 13.

Perchè integrare?

Nonostante la grande quantità di alimenti oggi disponibili, le carenze nutrizionali e l'accumulo nell'organismo di sostanze chimiche contenute negli alimenti stessi, che causano malnutrizione e malattie, sono uno dei principali problemi della moderna alimentazione.

Gli integratori alimentari consentono di introdurre in maniera selettiva i nutrienti "utili" per ottimizzare al massimo gli effetti dell'alimentazione e migliorare la qualità di vita.